La mamma ha portato la bambina all’estero… Cosa devo fare?

La sottrazione dei bambini, in certi casi, diventa una soluzione, il più delle volte per le donne, per cercare di risolvere una situazione di vita difficile in modo estremamente veloce e, in teoria, effettivo. Il genitore che non va più d’accordo con l’altro, decide di tornare nel paese d’origine, con il bambino -  purtroppo.

 

Ma quando non c’è l’accordo per lo spostamento, esso diventa illegale: configura, infatti, un reato (in Italia ex art. 574 bis del codice penale). La pena è la reclusione da uno a quattro anni. Se il fatto è commesso nei confronti di minore che abbia compiuto i quattordici anni e con il suo consenso, la reclusione è dai sei mesi a tre anni.

 

Cosa puoi fare se un giorno ti trovi nella situazione del genere, cioè la tua compagna/compagno porta via il bambino fuori dallo Stato dove abitavate e dove il bambino aveva il suo centro di vita (anche se piccolissimo e non ancora consapevolmente vissuto)?

 

La soluzione c’è, per fortuna. In quei casi si applica la Convenzione dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori. Il paese dove è stato portato il minore deve per forza farlo tornare indietro. In teoria, la decisione di un organo giudiziario dovrebbe avvenire entro 6 settimane dalla richiesta ufficiale, ma si cerca comunque di risolvere la questione nel più breve tempo possibile.

Poi la procedura diventa internazionale, con la collaborazione a livello dei Ministeri di giustizia dei paesi firmatari e dei tribunali, i quali controllano reciprocamente che l’applicazione delle norme della Convenzione sia avvenuta in modo corretto.

 

Cio' che è importante è la velocità. Non si delibera né sulla responsabilità genitoriale né sui contatti con il minore o sul divorzio, la situazione illegale deve essere risolta. Dopo il ritorno del bambino (con o senza il genitore che lo ha sottratto), si possono intraprendere altre azioni legali nei tribunali competenti.

Ma ci sono alcune esenzioni, di cui si tratterà in un altro articolo del nostro blog.

Autori: Marcin Kwapiński e Emilia Kruk