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La Corte di Strasbugo: I matrimoni contratti all’estero da coppie omosessuali devono essere riconosciuti dall’Italia

La Corte di Strasbugo: I matrimoni contratti all’estero da coppie omosessuali devono essere riconosciuti dall’Italia.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo nella sentenza del 14 dicembre 2017 ha stabilito che il mancato riconoscimento da parte dell’Italia dei matrimoni omosessuali contratti all’estero costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare.
Così ha dichiarato la Corte dopo aver analizzato i ricorsi di sei coppie omosessuali, che hanno contratto i propri matrimoni in Canada, Olanda e USA (California). In qualità di cittadini italiani i ricorrenti avevano cercato di registrare i propri matrimoni negli uffici dello Stato Civile dei rispettivi Comuni di residenza sul territorio italiano – purtroppo senza successo.
Di conseguenza, decidevano di citare lo Stato italiano nanti la Corte di Strasburgo, lamentando in particolare la violazione dell’art. 8 della Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
La questione non era ovvia in quanto in base alla linea difensiva adottata dal Tribunale nazionale, le parti della Convenzione sono libere di decidere se nel diritto interno l’istituto del matrimonio dovrebbe essere concesso esclusivamente alle coppie eterosessuali o meno. Tuttavia nei casi di specie si trattava di matrimoni già contratti, per i quali i ricorrenti chiedevano solamente la loro registrazione negli uffici dello Stato Civile in Italia, e non la contrazione stessa del matrimonio omosessuale in Italia.
La Corte ha deciso con una ampia motivazione nel caso Orlandi c. Italia nr. 26431/12, il quale è consultabile (in lingua inglese) al seguente link:
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Domanda di separazione tra coniugi stranieri con addebito al marito e richiesta di affidamento esclusivo del figlio

Con una recente sentenza in tema di separazioni, il Tribunale (di Parma) ha stabilito, sotto il profilo della giurisdizione e della legge applicabile quando sussistono elementi di estraneità costituiti dalla cittadinanza straniera delle parti, che debba affermarsi la giurisdizione in Italia a decidere il caso a norma dell'art 3 lettera a) del regolamento CE n. 2201/2003, ciò perché la moglie viveva già stabilmente in Italia. Una volta risolta la questione della giurisdizione, il Tribunale ha affrontato quella della legge applicabile in materia di addebito, considerando che entrambe le parti sono cittadini stranieri (in questo caso marocchini).

Infatti, nel caso in questione, nonostante la legge marocchina non preveda l'istituto della separazione, interviene la applicazione della regola, prevista dalla legge n. 219/95 all'art 31 secondo comma, secondo la quale la domanda di separazione, e quindi anche quella dell'addebito, correlata a quest'ultima, sono regolate dalla legge italiana.

Nel caso in esame, poiché è stato dimostrato che il marito ha abbandonato il tetto coniugale (senza lasciare alcun recapito) e ha violato i doveri coniugali, il Tribunale di Parma ha dichiarato la separazione tra i coniugi con addebito al marito, condannando altresì quest'ultimo al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Parma sentenza n. 1623 del 30.11.2016 

Avv. Emilia Kruk