L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO ALLA EX MOGLIE NON E’ PIU’ UN ATTO DOVUTO

Cambia dopo 30 anni la concezione dell'assegno di mantenimento e i parametri in base ai quali esso verra' calcolato. Secondo una importantissima sentenza della Corte di Cassazione, la n. 11504 del 2017, e' possibile chiedere al Giudice di rivedere le condizioni economiche che l'ex marito ha dovuto sino ad ora garantire alla ex moglie. L'assegno, infatti, non sara' piu' basato sul “tenore di vita condotto durante il matrimonio” ma dovra' essere valutata l'indipendenza e l'autosufficienza economica che la ex moglie riesce a dimostrare, o meglio, che non riesce a dimostrare, per ottenere l'assegno. L'onere della prova, infatti, ricade sull'ex coniuge che richiede l'assegno. E' ammessa, ovviamente, la prova contraria dell’altro ex coniuge al quale l’assegno è chiesto.

In sintesi, il richiedente dovra' dimostrare quattro punti affinche' sia valutata la possibilità di ottenere l'assegno di divorzio:

  1. il possesso di redditi di qualsiasi specie;

  2. il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri ‘lato sensu’ imposti e del costo della vita nel luogo di residenza, inteso come dimora abituale, della persona che richiede l’assegno;

  3. le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo;

  4. la stabile disponibilità di una casa di abitazione.


Tale evoluzione giurisprudenziale e' comunque in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei.

Avv. Emilia Kruk

Come mettersi d’accordo?

A che cosa dobbiamo fare attenzione raggiungendo un accordo stragiudiziale con l'ex coniuge?

 

Stiamo uscendo dal tribunale felici di aver raggiunto un accordo senza lunghissime lotte ed udienze in tribunale, senza appelli, ulteriori spese, costi di avvocati ecc. Abbiamo ottenuto un buon risultato velocemente e lo possiamo mettere in pratica subito, non aspettando che una eventuale sentenza passi in giudicato.

Ma veramente abbiamo pensato a tutto? L’accordo e' davvero effettivo ed esecutivo?

 

Naturalmente ogni accordo raggiunto oggi sarà sempre migliore di qualsiasi sentenza del tribunale (dal risultato incerto) nel futuro.

Ci sono però alcune cose di cui non possiamo assolutamente dimenticarci se vogliamo veramente sostituire una sentenza con un accordo che verra' omologato davanti ad un Giudice di famiglia.

 

Chi lo farà?

"Il minore deve essere portato dalla mamma al padre il primo e il secondo venerdì del mese e restituito ogni domenica successiva" - una tipica clausola estratta da un accordo nelle cause del diritto di famiglia.

Ma nessun obbligo si realizza senza una persona che lo metta in pratica. Chi deve accompagnare e chi deve riportare il minore. Ma non solo.

 

Chi paga?

Ma i costi delle trasferte sono a carico della madre o del padre? Oppure i costi si dividono tra i due genitori?

 

Quando? (esattamente)

E poi, a che ora? Un errore raro ma possibile. 

Prendiamo come esempio il caso in cui il minore debba essere accompagnato alle 15 di pomeriggio del venerdì. Tuttavia il minore, a quell’ora, e' ancora all'asilo. Bene, il padre va a prendere il bambino all'asilo. Ma chi dovrebbe preparare i vestiti, eventuali cibi specifici, medicine ecc.?

 

Esenzioni.

Un altro esempio di situazioni poco chiare, che si prestano a dubbi interpretativi: una volta che abbiamo deciso che il bambino deve stare il primo mese di vacanza con il padre ed il secondo mese con la madre, ci viene il dubbio se in quel secondo mese sono sempre validi i contatti con il padre, per esempio 2 giorni a settimana nel pomeriggio. Come lo risolviamo?

E quando la bimba e' malata, i giorni di contatto si recuperano nelle settimane seguenti?

 

Non si tratta di casi così strani e, se non vengono precisati nell’accordo, possono provocare non pochi problemi. Ricordiamoci che i genitori non vanno più d’accordo e la probabilità di risolvere facilmente una eventuale controversia sarà molto bassa.

 

avv. Marcin Kwapiński

Domanda di separazione tra coniugi stranieri con addebito al marito e richiesta di affidamento esclusivo del figlio

Con una recente sentenza in tema di separazioni, il Tribunale (di Parma) ha stabilito, sotto il profilo della giurisdizione e della legge applicabile quando sussistono elementi di estraneità costituiti dalla cittadinanza straniera delle parti, che debba affermarsi la giurisdizione in Italia a decidere il caso a norma dell'art 3 lettera a) del regolamento CE n. 2201/2003, ciò perché la moglie viveva già stabilmente in Italia. Una volta risolta la questione della giurisdizione, il Tribunale ha affrontato quella della legge applicabile in materia di addebito, considerando che entrambe le parti sono cittadini stranieri (in questo caso marocchini).

Infatti, nel caso in questione, nonostante la legge marocchina non preveda l'istituto della separazione, interviene la applicazione della regola, prevista dalla legge n. 219/95 all'art 31 secondo comma, secondo la quale la domanda di separazione, e quindi anche quella dell'addebito, correlata a quest'ultima, sono regolate dalla legge italiana.

Nel caso in esame, poiché è stato dimostrato che il marito ha abbandonato il tetto coniugale (senza lasciare alcun recapito) e ha violato i doveri coniugali, il Tribunale di Parma ha dichiarato la separazione tra i coniugi con addebito al marito, condannando altresì quest'ultimo al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Parma sentenza n. 1623 del 30.11.2016 

Avv. Emilia Kruk

Separazione e divorzio davanti all’avvocato.

Separazione e divorzio davanti all'avvocato.

Ai sensi della nuova normativa del 2014, non è piu' necessario rivolgersi al Tribunale per ottenere la separazione o il divorzio, quando si tratta di una soluzione consensuale. E' sufficiente recarsi da uno o due avvocati, uno per parte. Cio' permette di risparmiare sia tempo che denaro, con la garanzia di essere comunque assistiti da professionisti che tutelano il cliente. Gli avvocati sono competenti a redigere l'accordo fra le parti che verra' solamente trasmesso alla Procura della Repubblica per il nulla osta (in assenza di figli minori) o per l'autorizzazione (in presenza di figli minori) salvo quando la Procura ritenga di inoltrare l'atto al Presidente del Tribunale per le sue opportune valutazioni (quando vi sono dei minori da tutelare e l'accordo non risulta equo, ad esempio, per quanto riguarda i tempi che il minore deve trascorrere con ciascun genitore). Si tratta della cd. “negoziazione assistita” e l'accordo cosi formulato ha piena validita' legale in caso della sua violazione (e' infatti a cura dell'avvocato la trasmissione dell'accordo autenticato dallo stesso all'ufficio dello stato civile del Comune), esso costituisce un vero e proprio titolo esecutivo.

Procedura semplificata davanti all'Ufficio dello stato civile del Comune.

Tale procedura, con la nuova legge, può essere esperita dagli ex coniugi, senza la necessità di un legale, in assenza di figli minori comuni e di trasferimenti patrimoniali.

Autore: Emilia Kruk