divorzio

L’addebito della separazione al coniuge e il risarcimento del danno possono essere richiesti nello stesso giudizio?

L'addebito della separazione al coniuge e il risarcimento del danno possono essere richiesti nello stesso giudizio?

Nell'instaurare un procedimento di separazione tra due coniugi, è possibile chiedere l'addebito all'altro coniuge quando la fine del rapporto sentimentale è causato ad esempio dall'infedeltà dell'altro coniuge, dall'abbandono del tetto coniugale, dalla mancanza di rapporti affettivi o da maltrattamenti. La Cassazione ha affermato che ai fini dell'addebito della separazione è necessario dimostrare che la violazione dei doveri coniugali è intervenuta prima della crisi matrimoniale e che non ne sia stata la conseguenza.
Inoltre è possibile chiedere un risarcimento dei danni al coniuge che ha provocato la separazione: oltre al fatto di perdere il mantenimento, egli può essere condannato, appunto, ad un risarcimento del danno in favore del coniuge che ha subito il tradimento ad esempio.
Tale risarcimento però non può essere chiesto nello stesso giudizio per mancanza di connessione. Dovrà essere instaurato un giudizio ordinario mirato alla richiesta del risarcimento. Vi sono, tuttavia, alcune pronunce giurisprudenziali che hanno ammesso il risarcimento del danno nello stesso giudizio in cui è stata pronunciata la separazione con l'addebito, ciò per motivi di economia processuale in quanto è più veloce accertare i fatti all'interno di un unico giudizio piuttosto che instaurare due giudizi separati.
Appare interessante la soluzione prospettata da un parte della dottrina che, senza forzare il dato normativo e la perentorietà delle ragioni di connessione imposte dagli artt. 31 e 40 c.p.c, consentirebbe di realizzare le sacrosante esigenze di economia processuale: ovvero, lo schema processuale consisterebbe nel trattare congiuntamente le domande fino alla fase decisoria allorché interverrebbe la separazione delle stesse da parte del giudice, in modo che la fase istruttoria sui fatti comuni sarebbe unica senza alterare il regime processuale imposto dalla legge.
Vi è giurisprudenza che sostiene l’ammissibilità del cumulo tra domanda di addebito e domanda di risarcimento. In particolare, secondo la giurisprudenza romana (v. Corte App. Roma 12 maggio 2010 in Resp. civ. e prev., 2012, 12, 866), «è ammissibile la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, proposta in un giudizio di separazione, allorché la richiesta risarcitoria sia fondata sulla denunciata violazione dei doveri derivanti dal matrimonio e sul richiesto addebito della separazione per la condotta del marito». La Suprema Corte sembra convalidare questo orientamento. Secondo i giudici della Prima Sezione possono (…) sicuramente coesistere pronuncia di addebito e risarcimento del danno, considerati i presupposti, i caratteri, le finalità, radicalmente differenti. L’affermata coesistenza (nella stessa sentenza) di una decisione sull’addebito e una decisione sul risarcimento, implicitamente impone che si svolga tutto l'accertamento all'interno di un unico procedimento.
Avv. Emilia Kruk
lgbt matrimonio stranieri

La Corte di Strasbugo: I matrimoni contratti all’estero da coppie omosessuali devono essere riconosciuti dall’Italia

La Corte di Strasbugo: I matrimoni contratti all’estero da coppie omosessuali devono essere riconosciuti dall’Italia.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo nella sentenza del 14 dicembre 2017 ha stabilito che il mancato riconoscimento da parte dell’Italia dei matrimoni omosessuali contratti all’estero costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare.
Così ha dichiarato la Corte dopo aver analizzato i ricorsi di sei coppie omosessuali, che hanno contratto i propri matrimoni in Canada, Olanda e USA (California). In qualità di cittadini italiani i ricorrenti avevano cercato di registrare i propri matrimoni negli uffici dello Stato Civile dei rispettivi Comuni di residenza sul territorio italiano – purtroppo senza successo.
Di conseguenza, decidevano di citare lo Stato italiano nanti la Corte di Strasburgo, lamentando in particolare la violazione dell’art. 8 della Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
La questione non era ovvia in quanto in base alla linea difensiva adottata dal Tribunale nazionale, le parti della Convenzione sono libere di decidere se nel diritto interno l’istituto del matrimonio dovrebbe essere concesso esclusivamente alle coppie eterosessuali o meno. Tuttavia nei casi di specie si trattava di matrimoni già contratti, per i quali i ricorrenti chiedevano solamente la loro registrazione negli uffici dello Stato Civile in Italia, e non la contrazione stessa del matrimonio omosessuale in Italia.
La Corte ha deciso con una ampia motivazione nel caso Orlandi c. Italia nr. 26431/12, il quale è consultabile (in lingua inglese) al seguente link:
https://hudoc.echr.coe.int/eng#{"itemid":["001-179547"]}

L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO ALLA EX MOGLIE NON E’ PIU’ UN ATTO DOVUTO

Cambia dopo 30 anni la concezione dell'assegno di mantenimento e i parametri in base ai quali esso verra' calcolato. Secondo una importantissima sentenza della Corte di Cassazione, la n. 11504 del 2017, e' possibile chiedere al Giudice di rivedere le condizioni economiche che l'ex marito ha dovuto sino ad ora garantire alla ex moglie. L'assegno, infatti, non sara' piu' basato sul “tenore di vita condotto durante il matrimonio” ma dovra' essere valutata l'indipendenza e l'autosufficienza economica che la ex moglie riesce a dimostrare, o meglio, che non riesce a dimostrare, per ottenere l'assegno. L'onere della prova, infatti, ricade sull'ex coniuge che richiede l'assegno. E' ammessa, ovviamente, la prova contraria dell’altro ex coniuge al quale l’assegno è chiesto.

In sintesi, il richiedente dovra' dimostrare quattro punti affinche' sia valutata la possibilità di ottenere l'assegno di divorzio:

  1. il possesso di redditi di qualsiasi specie;

  2. il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri ‘lato sensu’ imposti e del costo della vita nel luogo di residenza, inteso come dimora abituale, della persona che richiede l’assegno;

  3. le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo;

  4. la stabile disponibilità di una casa di abitazione.


Tale evoluzione giurisprudenziale e' comunque in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei.

Avv. Emilia Kruk

Come mettersi d’accordo?

A che cosa dobbiamo fare attenzione raggiungendo un accordo stragiudiziale con l'ex coniuge?

 

Stiamo uscendo dal tribunale felici di aver raggiunto un accordo senza lunghissime lotte ed udienze in tribunale, senza appelli, ulteriori spese, costi di avvocati ecc. Abbiamo ottenuto un buon risultato velocemente e lo possiamo mettere in pratica subito, non aspettando che una eventuale sentenza passi in giudicato.

Ma veramente abbiamo pensato a tutto? L’accordo e' davvero effettivo ed esecutivo?

 

Naturalmente ogni accordo raggiunto oggi sarà sempre migliore di qualsiasi sentenza del tribunale (dal risultato incerto) nel futuro.

Ci sono però alcune cose di cui non possiamo assolutamente dimenticarci se vogliamo veramente sostituire una sentenza con un accordo che verra' omologato davanti ad un Giudice di famiglia.

 

Chi lo farà?

"Il minore deve essere portato dalla mamma al padre il primo e il secondo venerdì del mese e restituito ogni domenica successiva" - una tipica clausola estratta da un accordo nelle cause del diritto di famiglia.

Ma nessun obbligo si realizza senza una persona che lo metta in pratica. Chi deve accompagnare e chi deve riportare il minore. Ma non solo.

 

Chi paga?

Ma i costi delle trasferte sono a carico della madre o del padre? Oppure i costi si dividono tra i due genitori?

 

Quando? (esattamente)

E poi, a che ora? Un errore raro ma possibile. 

Prendiamo come esempio il caso in cui il minore debba essere accompagnato alle 15 di pomeriggio del venerdì. Tuttavia il minore, a quell’ora, e' ancora all'asilo. Bene, il padre va a prendere il bambino all'asilo. Ma chi dovrebbe preparare i vestiti, eventuali cibi specifici, medicine ecc.?

 

Esenzioni.

Un altro esempio di situazioni poco chiare, che si prestano a dubbi interpretativi: una volta che abbiamo deciso che il bambino deve stare il primo mese di vacanza con il padre ed il secondo mese con la madre, ci viene il dubbio se in quel secondo mese sono sempre validi i contatti con il padre, per esempio 2 giorni a settimana nel pomeriggio. Come lo risolviamo?

E quando la bimba e' malata, i giorni di contatto si recuperano nelle settimane seguenti?

 

Non si tratta di casi così strani e, se non vengono precisati nell’accordo, possono provocare non pochi problemi. Ricordiamoci che i genitori non vanno più d’accordo e la probabilità di risolvere facilmente una eventuale controversia sarà molto bassa.

 

avv. Marcin Kwapiński

Domanda di separazione tra coniugi stranieri con addebito al marito e richiesta di affidamento esclusivo del figlio

Con una recente sentenza in tema di separazioni, il Tribunale (di Parma) ha stabilito, sotto il profilo della giurisdizione e della legge applicabile quando sussistono elementi di estraneità costituiti dalla cittadinanza straniera delle parti, che debba affermarsi la giurisdizione in Italia a decidere il caso a norma dell'art 3 lettera a) del regolamento CE n. 2201/2003, ciò perché la moglie viveva già stabilmente in Italia. Una volta risolta la questione della giurisdizione, il Tribunale ha affrontato quella della legge applicabile in materia di addebito, considerando che entrambe le parti sono cittadini stranieri (in questo caso marocchini).

Infatti, nel caso in questione, nonostante la legge marocchina non preveda l'istituto della separazione, interviene la applicazione della regola, prevista dalla legge n. 219/95 all'art 31 secondo comma, secondo la quale la domanda di separazione, e quindi anche quella dell'addebito, correlata a quest'ultima, sono regolate dalla legge italiana.

Nel caso in esame, poiché è stato dimostrato che il marito ha abbandonato il tetto coniugale (senza lasciare alcun recapito) e ha violato i doveri coniugali, il Tribunale di Parma ha dichiarato la separazione tra i coniugi con addebito al marito, condannando altresì quest'ultimo al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Parma sentenza n. 1623 del 30.11.2016 

Avv. Emilia Kruk

Quando uno Stato può rinunciare al rimpatrio di un bambino sottratto?

Come ho già scritto nell’articolo sulla sottrazione internazionale, la procedura di rimpatrio prevista dalla Convenzione dell’Aja è molto veloce ed efficace.

Ma ci sono ancora dei vincoli, ai quali bisogna stare attenti.

 

In base all’art. 13 della Convenzione, lo Stato in cui sia stato portato un minore in modo illegittimo, può decidere di respingere la richiesta di rimpatrio.

Cio' si verifica nei seguenti casi:

- il genitore al quale era affidato il minore non esercitava effettivamente il diritto di affidamento al momento del trasferimento o del mancato rientro;

- il genitore al quale era affidato il minore aveva consentito, anche successivamente, al trasferimento o al mancato rientro;

- viene dimostrato che il minore potrebbe essere esposto a un fondato rischio, connesso al suo rientro nello Stato richiedente, di ripercussioni fisiche o psichiche, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile;

- il minore si oppone al ritorno (se è abbastanza maturo per esprimere tale volontà).

 

Le esenzioni sopra esposte possono applicarsi nei casi quali violenza di un genitore, alcolismo ed altri.

Autori: Marcin Kwapiński e Emilia Kruk

Separazione e divorzio davanti all’avvocato.

Separazione e divorzio davanti all'avvocato.

Ai sensi della nuova normativa del 2014, non è piu' necessario rivolgersi al Tribunale per ottenere la separazione o il divorzio, quando si tratta di una soluzione consensuale. E' sufficiente recarsi da uno o due avvocati, uno per parte. Cio' permette di risparmiare sia tempo che denaro, con la garanzia di essere comunque assistiti da professionisti che tutelano il cliente. Gli avvocati sono competenti a redigere l'accordo fra le parti che verra' solamente trasmesso alla Procura della Repubblica per il nulla osta (in assenza di figli minori) o per l'autorizzazione (in presenza di figli minori) salvo quando la Procura ritenga di inoltrare l'atto al Presidente del Tribunale per le sue opportune valutazioni (quando vi sono dei minori da tutelare e l'accordo non risulta equo, ad esempio, per quanto riguarda i tempi che il minore deve trascorrere con ciascun genitore). Si tratta della cd. “negoziazione assistita” e l'accordo cosi formulato ha piena validita' legale in caso della sua violazione (e' infatti a cura dell'avvocato la trasmissione dell'accordo autenticato dallo stesso all'ufficio dello stato civile del Comune), esso costituisce un vero e proprio titolo esecutivo.

Procedura semplificata davanti all'Ufficio dello stato civile del Comune.

Tale procedura, con la nuova legge, può essere esperita dagli ex coniugi, senza la necessità di un legale, in assenza di figli minori comuni e di trasferimenti patrimoniali.

Autore: Emilia Kruk

La mamma ha portato la bambina all’estero… Cosa devo fare?

La sottrazione dei bambini, in certi casi, diventa una soluzione, il più delle volte per le donne, per cercare di risolvere una situazione di vita difficile in modo estremamente veloce e, in teoria, effettivo. Il genitore che non va più d’accordo con l’altro, decide di tornare nel paese d’origine, con il bambino -  purtroppo.

 

Ma quando non c’è l’accordo per lo spostamento, esso diventa illegale: configura, infatti, un reato (in Italia ex art. 574 bis del codice penale). La pena è la reclusione da uno a quattro anni. Se il fatto è commesso nei confronti di minore che abbia compiuto i quattordici anni e con il suo consenso, la reclusione è dai sei mesi a tre anni.

 

Cosa puoi fare se un giorno ti trovi nella situazione del genere, cioè la tua compagna/compagno porta via il bambino fuori dallo Stato dove abitavate e dove il bambino aveva il suo centro di vita (anche se piccolissimo e non ancora consapevolmente vissuto)?

 

La soluzione c’è, per fortuna. In quei casi si applica la Convenzione dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori. Il paese dove è stato portato il minore deve per forza farlo tornare indietro. In teoria, la decisione di un organo giudiziario dovrebbe avvenire entro 6 settimane dalla richiesta ufficiale, ma si cerca comunque di risolvere la questione nel più breve tempo possibile.

Poi la procedura diventa internazionale, con la collaborazione a livello dei Ministeri di giustizia dei paesi firmatari e dei tribunali, i quali controllano reciprocamente che l’applicazione delle norme della Convenzione sia avvenuta in modo corretto.

 

Cio' che è importante è la velocità. Non si delibera né sulla responsabilità genitoriale né sui contatti con il minore o sul divorzio, la situazione illegale deve essere risolta. Dopo il ritorno del bambino (con o senza il genitore che lo ha sottratto), si possono intraprendere altre azioni legali nei tribunali competenti.

Ma ci sono alcune esenzioni, di cui si tratterà in un altro articolo del nostro blog.

Autori: Marcin Kwapiński e Emilia Kruk