0
divorzio

L’addebito della separazione al coniuge e il risarcimento del danno possono essere richiesti nello stesso giudizio?

L’addebito della separazione al coniuge e il risarcimento del danno possono essere richiesti nello stesso giudizio?

Nell’instaurare un procedimento di separazione tra due coniugi, è possibile chiedere l’addebito all’altro coniuge quando la fine del rapporto sentimentale è causato ad esempio dall’infedeltà dell’altro coniuge, dall’abbandono del tetto coniugale, dalla mancanza di rapporti affettivi o da maltrattamenti. La Cassazione ha affermato che ai fini dell’addebito della separazione è necessario dimostrare che la violazione dei doveri coniugali è intervenuta prima della crisi matrimoniale e che non ne sia stata la conseguenza.
Inoltre è possibile chiedere un risarcimento dei danni al coniuge che ha provocato la separazione: oltre al fatto di perdere il mantenimento, egli può essere condannato, appunto, ad un risarcimento del danno in favore del coniuge che ha subito il tradimento ad esempio.
Tale risarcimento però non può essere chiesto nello stesso giudizio per mancanza di connessione. Dovrà essere instaurato un giudizio ordinario mirato alla richiesta del risarcimento. Vi sono, tuttavia, alcune pronunce giurisprudenziali che hanno ammesso il risarcimento del danno nello stesso giudizio in cui è stata pronunciata la separazione con l’addebito, ciò per motivi di economia processuale in quanto è più veloce accertare i fatti all’interno di un unico giudizio piuttosto che instaurare due giudizi separati.
Appare interessante la soluzione prospettata da un parte della dottrina che, senza forzare il dato normativo e la perentorietà delle ragioni di connessione imposte dagli artt. 31 e 40 c.p.c, consentirebbe di realizzare le sacrosante esigenze di economia processuale: ovvero, lo schema processuale consisterebbe nel trattare congiuntamente le domande fino alla fase decisoria allorché interverrebbe la separazione delle stesse da parte del giudice, in modo che la fase istruttoria sui fatti comuni sarebbe unica senza alterare il regime processuale imposto dalla legge.
Vi è giurisprudenza che sostiene l’ammissibilità del cumulo tra domanda di addebito e domanda di risarcimento. In particolare, secondo la giurisprudenza romana (v. Corte App. Roma 12 maggio 2010 in Resp. civ. e prev., 2012, 12, 866), «è ammissibile la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, proposta in un giudizio di separazione, allorché la richiesta risarcitoria sia fondata sulla denunciata violazione dei doveri derivanti dal matrimonio e sul richiesto addebito della separazione per la condotta del marito». La Suprema Corte sembra convalidare questo orientamento. Secondo i giudici della Prima Sezione possono (…) sicuramente coesistere pronuncia di addebito e risarcimento del danno, considerati i presupposti, i caratteri, le finalità, radicalmente differenti. L’affermata coesistenza (nella stessa sentenza) di una decisione sull’addebito e una decisione sul risarcimento, implicitamente impone che si svolga tutto l’accertamento all’interno di un unico procedimento.
Avv. Emilia Kruk

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *